Le stanze di una vita

Visita alla casa museo di Marino Moretti

 

La casa sa ch'io sono uno scrittore
Le prime tristezze
   
  L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA
LA BIBLIOTECA  
  FIRENZE, VIA LAURA
IL TINELLO  
  I PRIMI ROMANZI
LA CUCINA  
  I VIAGGI, L'AMICIZIA
IL CORRIDOIO  
  APICE DELLA CARRIERA
IL GIARDINO  
  GLI ULTIMI ANNI
LO STUDIO  
  CHE COSA DUNQUE RIMARRA' DI MIO
CASA MORETTI  

 

La casa sa ch'io sono uno scrittore

Lento canale urbano
coi capanni qua e là su palafitte,
e le case stan ritte
tenendosi per mano.
Ecco la mia casetta di paese.
Perdute ch'ebbe le compagne a lato
resse in cattivo stato,
si scosse e si riprese
con sagacia esemplare.
Povera casa dove
nacque mio padre nel '49
(io nell' '85)
lo sa, lo sa com'egli andò per mare,
lo sa, lo sa che a scuola io m'ebbi i cinque.

Tutto sa. Qualche cosa
le han detto intorno: molto
ha capito da sé:
ha saputo, s'intende, anche da me.
È intelligente. È furba. È coraggiosa.
E per quel che le han tolto
le guerre ha pur sofferto la sua parte:
più di me forse, molto
più del padrone e della sua bell'arte
cui essa rende onore.

La casa sa ch'io sono uno scrittore,
sa come scrivo, conosce il mio stile:
come lettrice è fin troppo gentile
e, direi quasi, tenera di cuore.
Lei di mattoni divisi per arnie
sa che il cuore è di carne.

C'è un campanello alla porta di strada.
Dietro la porta un cane, un gatto, un cuore.
Anche un televisore,
il testo della piada,
l'immagine più rozza del patrono,
e un mugghio e un miagolìo
e infine... anch'io ci sono.
Strano, ci sono anch'io.

(M. Moretti, La casa dove son nato,
in Diario senza le date, Milano, Mondadori, 1974)

 

  Le prime tristezze

Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno
dico a me stesso: «Non ci voglio andare»
e non andai. Mi misi a passeggiare
solo soletto fino a mezzogiorno.

E così spesso. A scuola non andai
che qualche volta da quel triste giorno.
Io passeggiavo fino a mezzogiorno
e l'ore... l'ore non passavan mai.

Così il rimorso teneva il mio cuore
in quella triste libertà perduto,
e qual ansia, mio Dio, d'esser veduto
dal signor Monti, dal signor dottore!

Pensavo alla mia classe, al posto vuoto,
al registro, all'appello (oh il nome, il nome
mio nel silenzio) e mi sentivo come
proteso su l'abisso dell'ignoto.

E mi spingevo fin verso i giardini
od ai vïali fuori di città;
e mi chiedevo: «Adesso, chi sarà
interrogato, Poggi o Poggiolini?».

O fra me ripetevo qualche brano
di storia (Berengario, Carlo Magno,
Rosmunda) ed era la mia voce un lagno
ritmico, un suono quasi non umano.

E quante volte domandai
l'ora a un passante frettoloso ed era
nella richiesta mia tanta preghiera!
Ma l'ore... l'ore non passavan mai.

Chi mi darà, chi mi darà quell'ore
così perdute dell'infanzia mia?
Non tu, non tu che tanta nostalgia
e tanto affanno mi ridesti in cuore,

non tu, non tu che la tua fronte chini
per tacermi una lacrima o il pensiero
ch'è su la soglia del tuo ciglio nero
e nemmen Poggi e nemmen Poggiolini.

(M. Moretti, Le prime tristezze,
in Poesie scritte col lapis, Napoli, Ricciardi, 1910)

L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA

Marino Moretti nasce a Cesenatico il 18 luglio 1885 da Ettore (1849-1928), imprenditore di trasporti marittimi, e Filomena Moretti (1855-1922), maestra elementare di origini pesaresi. Era quartogenito di otto figli; prima di lui Libero e Luigia e poi anche Bice e Vittorina erano morti piccolissimi.
Nel 1882 era nato Olindo, il fratello morto suicida nel 1904, al quale Marino dedicherà la raccolta di poesie Fraternità (1905).
Solo Anna, nata nel 1891, la «sorella sposa» di A Cesena, e in particolare Ines, del 1893, accompagneranno il poeta nella traversata del secolo.
Moretti frequenta le scuole elementari «2 agosto 1849» a Cesenatico, allievo di sua madre. Prosegue gli studi nel liceo-ginnasio «Vittorino da Feltre» di Ravenna, senza ottenere buoni risultati. Nel 1901 abbandona gli studi classici e s'iscrive a Firenze alla scuola di recitazione di Luigi Rasi.
Nel 1902 esce la raccolta di novelle Le primavere, l'anno seguente la trilogia Il poema di un'armonia, La sorgente della pace e L'autunno della vergine, opere poco amate in seguito dall'autore.

Prima di partire restai a lungo a guardare dai vetri della finestra [...]. Un canale, due rive, il mare vicino, invisibile, ma che respirava dietro il giardino, e gli occhi dell'anima lo vedevano oltre il morso o sbocco dei moli, le barche qui in vista attraccate, i guidicini sui pennoni, le vele rosse: ed ecco la barchetta davanti a casa con bella argentea rete pendente come un'immensa ragnatela, il più sdrucito scafo del più povero dei pescatori di settant'anni dove m'ero calato senza timore fino a due o tre giorni prima, fino a quando non bisognava pensare così intensamente al proprio avvenire come immaginando di tessere il proprio destino.

(M. MORETTI, Paese, addio,
in Il tempo felice, Milano, Treves, 1929)

LA BIBLIOTECA

Prima di ospitare la biblioteca dello scrittore, ai tempi del nonno Salvatore (1818-1892) e del padre Ettore, questa stanza era occupata da una bottega di salsamenteria in cui pare abbia sostato anche Garibaldi nel suo passaggio a Cesenatico del 1849.
Le tre nicchie alle pareti raccolgono il primo nucleo della biblioteca di Moretti: opere italiane dell'ultimo Ottocento (De Amicis, Verga, Pirandello, Capuana, Serao, Fogazzaro) e dei primi decenni del secolo (D'Annunzio, Gozzano, Ojetti, Baldini, Bacchelli, Tozzi, e i toscani Palazzeschi, Cicognani, Soffici).
Nella nicchia centrale stanno i volumi (più di duecento) in lingua francese. Gli autori più rappresentati sono i romanzieri del secolo scorso, tra cui Flaubert e Goncourt, e i saggisti Maurice Barrès e Anatole France. Numerosi i poeti, specie quelli più amati dai crepuscolari: Verlaine, Rimbaud, Rodenbach, Maeterlinck, Samain, Jamme.

L'arredo, conservato nella disposizione originaria, proviene da Firenze, dove Moretti l'acquistò dall'amico Aldo Palazzeschi (1885-1974), che dopo il 1940 si trasferì a Roma.

La bottega dove Garibaldi si rifornì, passando da Cesenatico nella sua ritirata da Roma del '49, e poi dalla Repubblica di San Marino, e si rifornì, pare, di salami e prosciutti, e non credo pagasse in contanti, era da almeno vent'anni la biblioteca di Pazzo Pazzi dove in verità non figuravano libri rari, edizioni di qualche pregio, ma sì libri molto comuni, benché leggibilissimi e godibilissimi, come s'addicono del resto a un'ex-pizzicheria.

(M. Moretti, I grilli di Pazzo Pazzi, Milano, Mondadori, 1951).

FIRENZE, VIA LAURA

Nel 1901 Moretti si trasferisce a Firenze per seguire i corsi della scuola di recitazione «T. Salvini», diretta da Luigi Rasi. Abita in Via Laura, a pochi passi dalla scuola, dove ha per compagni il figlio di Gabriele D'Annunzio, Gabriellino, e Aldo Palazzeschi, «Do», che gli resterà amico fraterno per tutta la vita. Se Gabriellino intraprenderà la carriera di attore e poi di regista, Aldo e Marino ben presto rinunciano all'arte drammatica per dedicarsi alla letteratura. A Firenze, dove stanno nascendo importanti riviste e movimenti letterari d'avanguardia, Marino scrive le prime opere: novelle e versi.

Dopo questi esordi, nel 1907 esce la silloge di racconti Il paese degli equivoci, con cui Moretti si segnala presso la critica; l'anno seguente è pubblicato il libro per ragazzi Sentimento e i poemetti raccolti nella Serenata delle zanzare. Compone con l'amico Francesco Cazzamini Mussi (1888-1952) i poemi drammatici Leonardo Da Vinci (1909), Gli Allighieri (1910), Frate Sole (1911) e Giuditta (1912), mentre per la prosa è ancora la volta di due raccolte di novelle: I lestofanti e Ah, ah, ah!, strettamente legate a Il paese degli equivoci.

Le Poesie scritte col lapis del 1910 segnano l'inizio della fase più propriamente «crepuscolare» (secondo la definizione di Borgese) della sua poesia, cui seguono, nel medesimo solco, Poesie di tutti i giorni (1911) e Il giardino dei frutti (1916).

Ho già detto che a Firenze, più che in qualsiasi altro luogo, lasciai la spoglia della mia primavera, una specie di pelle di serpente della giovinezza da cui s'esce uomo e artista alla meglio. Potrei indicare il punto preciso dove avvenne questa disgraziata trasformazione [...]. Via Laura, già Via della Crocetta [...]. Bel mì Firenze, che cosa non mi hai dato di prodigioso, di miracoloso in quegli anni!

(M. Moretti, Via Laura, Milano, Treves, 1931)

IL TINELLO

La sala mantiene nel suo assetto originario il prezioso, seppur semplice, arredo che riconduce a Firenze, la città d'elezione dove lo scrittore ha lungamente abitato dall'inizio del secolo fino alla metà degli anni Settanta. I pezzi sono stati infatti acquistati, probabilmente negli anni Trenta, presso la bottega di un antiquario fiorentino.
Fra i mobili che ornano la saletta, campeggia un austero armadio a due corpi del Seicento, dove si conserva oggi un'interessante collezione di dischi appartenuti a Moretti.

Torno di lungi dopo aver sostato in case assai belle, soffici, comode, legni e stoffe preziose, preziosi libri, rilegature, poltrone immense, mobili «con le zampe» e alle pareti i ritratti degl'illustri contemporanei con dediche autografe, e allora quasi non mi spiace d'esser povero e, perché povero, d'aver lasciato queste vecchie stanze com'erano, press'a poco, il giorno in cui nacqui. Non mi spiace di non aver avuto orgogli, povera casa, per te. Scricchiolavi, e un giorno coi miei risparmi t'ho rassettata, ma senza ringiovanirti troppo, senza abbellirti, senza appenderti al collo un monile. E ora mi sei più cara perché mi appari immutata così, vedi, come non muta l'anima mia.

(M. Moretti, Casa mia sul canale,
in Il tempo felice, Milano, Treves, 1929)

I PRIMI ROMANZI

Nel 1913 escono in volume, dopo essere apparsi nel «Giornalino della Domenica» di Vamba, i Poemetti di Marino. Collabora alla «Riviera Ligure» divenendo amico dei direttori del periodico, Mario e Angiolo Silvio Novaro. Nello stesso anno pubblica a puntate sul «Giornale d'Italia» il suo primo romanzo Il sole del sabato.
Dal 1914 è redattore letterario della «Grande Illustrazione» di Pescara, diretta da Basilio Cascella, sulla quale appaiono diversi contributi di Moretti in prosa e poesia. Con la raccolta di racconti I pesci fuor d'acqua ha inizio la grande stagione dello scrittore presso Treves, che si conclude negli anni Trenta con il progressivo declino della casa editrice milanese.
Nel 1915, prima di partire volontario per la Croce Rossa (destinato in un ospedale della Carnia), porta a termine il secondo romanzo Guenda, edito poi nel 1918.
Dal 1917 cominciano anni di intensa produzione letteraria, come documentano i volumi di novelle La bandiera alla finestra (1917), Conoscere il mondo (1918), Una settimana in paradiso (1919), oltre ai romanzi La voce di Dio, L'isola dell'amore (1920), Né bella ne brutta (1921), I due fanciulli (1922) e il volume Poesie 1905-1914 (1919), scelta dalle raccolte precedenti.
Con il romanzo I puri di cuore, edito da Mondadori nel 1923, lo scrittore guadagna il pieno riconoscimento di critica e di pubblico. Inizia la collaborazione alla terza pagina del «Corriere della Sera», che durerà fino al 1953. Nel 1925 stampa presso Treves Il segno della croce.

Scrivere è proprio tutto,
amare e disamare,
volere il bello e il brutto,
tenersi monte e mare.

(M. MORETTI, Scrivere,
in Diario senza le date, Milano, Mondadori, 1974)

LA CUCINA

È la stanza cara alla poesia familiare e quotidiana di Moretti, che amò sempre gli spazi domestici raccolti e rassicuranti. Il poeta aveva dedicato alla cucina della sua casa un'intera sezione della raccolta poetica Il giardino dei frutti (1916), parlandone anche in seguito nel romanzo I puri di cuore (1923), dove ricorda in particolare l'arola e la matra.

Non s'aveva noi sala
da pranzo per il gran pranzo di gala,
ofis come credenza o dispensa
per la cucina. Semplice tinello
s'aveva ove più casta era la mensa.
E neppur questo si vuol di più, rimasti
come siamo all'asciutto,
sì che in cucina prenderemo i pasti.
Ma questa sia da vecchia la più bella,
né manchi di tagliere e matterello,
dei rami d'una volta,
e fin dell'orologio contadino.
E che dia sul giardino
per cogliervi l'origano e il basilico.

(M. Moretti, Vecchia cucina, in Le poverazze (1968-1972), Milano, Mondadori, 1973)

I VIAGGI, L'AMICIZIA

Nella primavera del 1925 Moretti è per la prima volta a Parigi in compagnia degli amici Aldo Palazzeschi e Filippo De Pisis. In seguito i periodi trascorsi nella capitale culturale europea saranno frequenti e più lunghi. Con «Pippo» De Pisis nel maggio 1925 si reca in Belgio, a visitare, nella patria dei crepuscolari fiamminghi, i luoghi dei beghinaggi.
La città di Bruges, sull'eco delle opere di Rodenbach, Bruges la mort, e di Hoornaert, Les Béguines de Bruges, farà da sfondo al romanzo La casa del santo sangue, pubblicato a puntate sulla «Lettura» nel 1929 e in volume nel 1930.
Al maggio del 1927 risale il primo soggiorno di Moretti ad Amsterdam. Frutto delle numerose permanenze in Olanda fino al 1932 sono gli elzeviri apparsi nel «Corriere della Sera» tra 1928 e 1931, ripresi nel volume Fantasie olandesi (1932). Nel frattempo pubblica Il trono dei poveri (1928) e Il tempo felice. Ricordi d'infanzia e d'altre stagioni (1929). Al 1930 risale Via Laura, il libro di ricordi intitolato al periodo fiorentino della scuola di recitazione.

Quando ne ripartii dopo una breve infermità, avevo già in testa il mio racconto, che cominciai però a scrivere solo l'anno seguente, sempre all'ombra del Beffroi. Voglio dire ch'ero diventato buon amico della settantenne Mademoiselle Walburge alla quale portavo i "noeuds de Bruges" e con la quale prendevo il te quasi tutti i giorni nella casetta a cui doveva dare il nome di Casa di Gesù fra i Dottori come quello di Marta Casa del Santo Sangue.

(M. MORETTI, Nota a La casa del Santo Sangue, Milano, Mondadori, 1930)

IL CORRIDOIO

All'amicizia Moretti ha intitolato le pareti dell'andito e della scala, vera e propria galleria di stampe raffiguranti sovente i luoghi natali dei vari compagni d'arte (Pirandello, Papini, Juliette Bertrand, Ugo e Nanda Ojetti, Marcel Brion, e moltissimi altri), da essi donate e firmate.

Non manca anche qui una nicchia per i libri: è l'angolo dei viaggi. Vi si trovano, fra gli altri, alcuni volumi della Guida ragionata dell'Italia diretta da Bertarelli (degli anni 1930-40) e una decina di Guides Baedeker. C'è anche una sezione dedicata alla Romagna.
Proseguendo, sulle scale si trovano le opere, in prevalenza narrativa, in traduzione italiana. Ad alcuni classici dell'Ottocento francese e russo (i più letti sono Balzac, De Goncourt, Hugo, Cechov, Tolstoj), il nucleo più antico della biblioteca, fa seguito la collezione della Medusa di Mondadori con i nomi di Alain-Fournier, John Galsworthy, Thomas Mann, Hermann Hesse, André Gide e le tre grandi «M» di Francia: Maurois, Morand e Mauriac.

Allineati dietro quel cristallo
dicono i libri miei titoli e prezzi:
dove sei tu, mio buon libretto giallo
unico libro che ora io cerchi e apprezzi?

Modesto sei come il mio canto, piccolo
come il mio cuore che non teme indagine.
Ecco, non sei più grande d'un fascicolo
ed hai trecento quattrocento pagine.

Tutte conosci le città dei miei
sogni e paesi che non vedrò mai;
tutte le strade che saper vorrei
come per insegnarle tu sai.

(M. Moretti, Orario ferroviario,
in Poesie di tutti i giorni, Napoli, Ricciardi, 1911)

APICE DELLA CARRIERA

Nel 1932 l'Accademia d'Italia delibera all'unanimità di conferire a Marino Moretti il «Premio Mussolini» per la letteratura, ma il veto personale del duce fa dirottare il premio su altri. Nel 1925 infatti Moretti aveva aderito al «Manifesto degli intellettuali antifascisti» promosso da Benedetto Croce.
Tra il 1935 e il 1941 escono presso Mondadori, al quale dopo il 1932 Moretti consegna le vecchie e le nuove opere, i romanzi L'Andreana (1935), Anna degli elefanti (1937) e le memorie Scrivere non è necessario (1938). Nel 1941 La vedova Fioravanti, salutato come il capolavoro narrativo di Moretti, avrà numerose traduzioni nelle principali lingue europee.
A distanza di dodici anni, nel 1944, l'Accademia d'Italia decide nuovamente di tributare a Moretti il premio per le lettere, ma questa volta sarà il poeta a rifiutare.
Nel 1952 Moretti riceve il Premio dell'Accademia dei Lincei per l'opera complessiva; nel 1955 gli è assegnato il Premio Napoli. Quando nel 1959 Mondadori intraprende l'edizione in sei volumi dell'opera morettiana, al primo volume viene assegnato il Premio Viareggio.
Nel 1973 Moretti riceve la «Penna d'oro», il premio della Presidenza della Repubblica a coronamento di una vita spesa per la letteratura.
Dal canto suo, Moretti fu spesso chiamato a far parte della giuria di prestigiosi premi letterari.

Un giorno mi s'annunziò per telegramma che il mio nome era stato votato all'unanimità e che io risultavo, così, eletto all'unanimità. Appartenevo io d'ora in poi a un consesso letterariamente molto ragguardevole, anche se era saggio non pensarlo eterno e longevo, e il più accorto non poteva non ammettere almeno fra sé che ci son degli accademici che si rimandano a casa.

(M. MORETTI, Apice della carriera, in Scrivere non è necessario, Milano, Mondadori, 1938)

IL GIARDINO

Attraversando il lungo e stretto corridoio, si accede al piccolo giardino racchiuso da mura, l'hortulus, il brolo con le pareti, dove ancora si possono trovare il pozzo col secchio, le rose e la pianta del calicanto di Suor Filomena, le ceramiche di gusto robbiano e Cunegonda, la tartaruga centenaria, «di sesso maschile». Con il gatto Tigrino e il cane Pilù, Cunegonda - che rappresenta un caso unico di "bene culturale vivente" - componeva un terzetto caro allo scrittore, ritrovato fortunosamente sopravvissuto dopo la guerra. Cunegonda, che ha oggi circa 150 anni, fu regalata a Moretti negli anni Trenta, arrivando da Napoli con un pacco postale.

Io non odo i miei passi sul tappeto
d'erba su cui m'aggiro
contenendo il più piccolo respiro
come per cura d'essere discreto.
Ricordare qui è dolce. Ogni fil d'erba
potrebbe ricordare
ché molto sa. Quante memorie care
questo stretto recinto anche ci serba.
Qui si può amare e il crisantemo e il verme
e il vaso della menta,
l'ultimo cespo e la corolla spenta,
la foglia secca e le fogliette inferme.
Esser qui sempre come un'ombra, come
un'indistinta forma di passante;
restare fra le piante
non più di un'ombra, che, fra tante, ha un nome.

(M. Moretti, Hortulus, in Poesie scritte col lapis, Napoli, Ricciardi, 1910)

GLI ULTIMI ANNI

Nel 1946 si stampa in volume I coniugi Allori, il romanzo già uscito nel 1943, a puntate, sulla «Nuova Antologia». Tra il 1948 e il 1954 escono i romanzi Il fiocco verde (1948) e il Pudore (1950), ampliamento e rifacimento de I due fanciulli.
Le riflessioni de I grilli di Pazzo Pazzi (1951) e le novelle degli Uomini soli (1954) inaugurano il «terzo tempo» morettiano. Nel 1958 pubblica La camera degli sposi. Esce nel 1960 Il libro dei miei amici.
Con Diario senza le date compreso nel corpus di Tutte le poesie (1966), Moretti riapre una stagione poetica che proseguirà con L'ultima estate (1969), Tre anni e un giorno (1971), Le poverazze (1973) e la nuova edizione del Diario senza le date del 1974.
Nel 1975, in occasione dei novant'anni del poeta, si svolge a Cesenatico un convegno di studi con la partecipazione di illustri studiosi. Anche Moretti partecipa ai lavori di quelle giornate in suo onore.

Si spegne a Cesenatico il 6 luglio, nella sua casa sul porto canale.

Non esco perché sento
uno strano rumore
dentro di me. Un fruscio,
peggio, uno scricchiolio
come d'ammonimento.
Indi quasi un fragore.
Una chiamata. È il mio
caro tempo che muore.

(M. Moretti, Oggi non esco, in L'ultima estate, Milano, Mondadori, 1969)

LO STUDIO

L'assetto della stanza non è molto diverso da quello già presente fin dai primi decenni del secolo: lo scaffale quadrato e il divano, il tavolino che fa da scrivania, stretto «quanto un banco di scuola», «la stampetta col volto di Gesù dalla cena di Leonardo» e la foto della madre Filomena, gli inchiostri, i pennini, le forbici, la cartella: il «laboratorio» dello scrittore. Altri reperti, altra suppellettile, invece, non ci sono più.

Nello studio sono reperibili altri nuclei della biblioteca. La narrativa italiana è presente con un gruppo di personaggi quanto mai eterogeneo: Raffaele Calzini, Armando Meoni, Francesco Chiesa, Guido Piovene, Carlo Linati, Michele Prisco, Guido Lopez, Orio Vergani.

La libreria fra le due finestre che si affacciano sul Porto Canale accoglie opere di critica letteraria e saggistica della prima metà del secolo (Croce, Serra, Pancrazi, Cecchi, De Luca, Angelini, Trompeo, Titta Rosa, Valgimigli), mentre nello scaffale vicino allo scrittoio sono presenti libri di poesia italiana del Novecento. La «libreria casalinga» di Moretti accoglie i crepuscolari (Palazzeschi, Govoni, Gozzano, Corazzini), ma comprende autori fra loro diversi per generazione e ispirazione: da Sibilla Aleramo ai fratelli Novaro, da Arturo Onofri a Carlo Betocchi, da Sandro Penna a Diego Valeri, da Cardarelli a Sereni.

È giusto ch'io dia prima un'occhiata al mio tavolino, com'è giusto che il disordine vi regni sovrano e resti appena il posto sufficiente per assicurare la libertà e comodità della cartella. [...] Non mancano, sul mio tavolino, le grandi forbici lucenti e il barattolo della colla. lo scrittore deve scrivere ma anche tagliare e incollare. [...] Quanto alla penna, scrivo, ecco, con un'asticella da pochi soldi. Il pennino è quasi sempre spuntato, ma - non so bene perché - mi incaponisco a farlo durare.

(M. Moretti, La prima cartella, in Scrivere non è necessario, Milano, Mondadori, 1938)

CHE COSA DUNQUE
RIMARRA' DI MIO


Fu lo stesso Marino a stabilire le basi dell'istituzione di Casa Moretti con il testamento del 1978, in cui donava alla Biblioteca Comunale di Cesenatico i suoi libri e le sue carte autografe.
La sorella Ines, proseguendo idealmente la volontà del fratello, donò al Comune di Cesenatico nel 1980 la casa sul canale, con lo scopo di conservare la biblioteca e l'archivio dello scrittore nel suo luogo originario, insieme agli arredi e agli oggetti cari al poeta.
Ines Moretti indicava inoltre le finalità di Casa Moretti: «lo studio, l'istruzione, l'educazione», e «conservare, nella sua interezza e integrità la casa in cui nacque, visse e si spense lo scrittore Marino Moretti, e con essa l'ambiente materiale e spirituale in cui Egli si formò, ai margini della sua Cesenatico, di fronte al porto canale da cui la sua narrativa e la sua poesia trassero più volte ispirazione».

Che cosa dunque rimarrà di mio
per caso, in queste stanze, o per dispetto?
Chi sa, forse un panchetto,
un panchetto di quando ero bambino
o un'eco incomprensibile, un fruscìo.

(M. Moretti, Dopo, in Moretti in verso e in prosa, Milano, Mondadori, 1979)

CASA MORETTI

Da circa 15 anni Casa Moretti è sede di un importante centro di studi sulla letteratura del Novecento. L'istituto promuove attività culturali e di ricerca, oltre che di conservazione, tutela e valorizzazione del proprio patrimonio. L'istituto ospita infatti un prezioso archivio e una biblioteca di grande interesse, frequentata per gli studi sul Novecento letterario, non solo italiano.
La casa è divenuta oggi anche un museo, che accoglie i visitatori interessati alla conoscenza della figura umana e letteraria di Marino Moretti.
Dal 1993 Casa Moretti promuove il prestigioso «Premio biennale Marino Moretti» per opere di filologia, critica e storia letteraria dell'Otto e Novecento.

E ora, come potrei credere vivi entro il mio cuore questi ricordi d'infanzia, d'adolescenza e della giovinezza mia prima, se non li sentissi legati a te povera piccola vecchia casa? Non solo, ma di questi ricordi, di questa vita così rivissuta entro il cuore immemore spesso tu sei la suscitatrice o la madre. È in queste vecchie stanze, è nei mattoni corrosi, è nei segni di umidità alle pareti, è nel cortile negletto, nel cigolio delle porte (a ognuna il suo cigolio), nella vecchiaia della cucina, nella sedia zoppa e nel quadro storto, nell'invalidità dei mobili ovunque spaiati, in ognuna di queste povere piccole cose ch'io potrò ritrovare la verità di me stesso e dell'arte.

(M. Moretti, Casa mia sul canale, in Il tempo felice, Milano, Treves, 1929)


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