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...e giù, in fondo, il mare Un viaggio di Federico Moroni e Tonino Guerra Cesenatico, Casa Moretti, 9 giugno - 15 settembre 2002 Inaugurazione Teatro Comunale, ore 21 Orari della mostra: |
| il comunicato stampa Federico Moroni Tonino Guerra |
Bisogna rispettare il
mistero quando si ha la fortuna d'incontrarlo. Tonino Guerra |
| Il tema
inesauribile del mare è ancora l'occasione per visitare
la casa di Marino Moretti, affacciata sul Porto Canale e
sulle vele variopinte di Cesenatico, che si appresta
nuovamente ad accogliere le voci dei poeti e i dipinti
degli artisti che a quel tema si sono variamente
ispirati. Dal 9 giugno al 15 settembre Casa Moretti ospiterà infatti la mostra e giù in fondo, il mare, dedicata alla presenza di questo tema nella produzione pittorica di Federico Moroni (1914-2000) e nellopera letteraria di Tonino Guerra. Si tratta di due personalità accomunate da unesperienza artistica che, pur con distinta fisionomia, possiede consonanze e affinità dintonazione, maturata nel vivace clima culturale della Santarcangelo di Romagna del secondo dopoguerra, su cui ha recentemente richiamato lattenzione la critica. Limmagine del mare, da sempre metafora dellinfinito e dellignoto, si realizza per i due artisti in quella "riga lunga e blu", spesso sbiadita nella nebbia, che segna la linea di confine tra realtà e fantasia. È un tema che, pur relativamente marginale nel quadro complessivo dell'opera dei due artisti, risulta spesso rivelatore di scelte poetiche e artistiche più vaste, e particolarmente originali e interessanti. Per Tonino Guerra, diventa quasi una chiave di lettura per una ricognizione trasversale di tutta la sua produzione letteraria, che mostra una stretta prossimità anche con la scrittura per il cinema. Il suggerimento per il visitatore della mostra è di non rinunciare al piacere di sconfinare liberamente dal mare scritto al mare dipinto, dal linguaggio della penna a quello del pennello, di ricercare le più immaginose relazioni fra il dialetto di Tonino Guerra e il gioco della linea e del colore di Federico Moroni. Valga per tutti quanto sempre detto da Guerra, che la realtà per essere vera deve essere ogni volta inventata. Sulla stessa lunghezza donda è anche Moroni, quando afferma che il colore "richiama la memoria ad evocare immagini più attraenti di qualunque realtà". Il catalogo pubblicato da Casa Moretti è a cura di Manuela Ricci e Simonetta Nicolini. La mostra sarà inaugurata
domenica 9 giugno, alle ore 18.30. La mostra sarà aperta
tutta lestate con diverso orario: |

| Federico
Moroni Federico Moroni nasce a Santarcangelo di Romagna il 24 dicembre 1914. La famiglia di origine contadina gli permette di diplomarsi presso le scuole magistrali di Forlì. Senza entusiasmo, giacchè la sua attitudine, fin dallinfanzia, è proiettata verso le arti manuali. Alle prime esperienze di insegnamento sullAppennino romagnolo, Moroni affianca lo studio del disegno e della pittura alla quale si dedica con continuità fin dalla metà degli anni Trenta. Le prime opere, piccoli oli e di acquerelli, rivelano una facilità inventiva e una scioltezza del disegno in linea con le tendenze della grafica e dellillustrazione italiana del Ventennio. Durante la seconda guerra mondiale, lartista è arruolato e inviato in Jugoslavia, e presso Forte Mamula, alle Bocche del Cattaro. Al ritorno dalla guerra, Moroni intensifica la produzione grafica, cominciando ad affrontare alcuni temi che sono alla base del suo percorso pittorico: piccoli animali e insetti, oggetti in disuso, figure della tradizione narrativa popolare; egli costruisce in tal modo un parallelo figurativo della prima poesia dialettale di Tonino Guerra, al quale, fin da bambino, fu legato da un intenso rapporto di amicizia. Il clima di fervore artistico dellimmediato dopoguerra consente a Moroni, con maggiore libertà, di allargare il territorio dei propri riferimenti culturali, dalla Neue Sachlicheit, in particolare George Grosz, al neorealismo italiano. Questultimo è conosciuto e condiviso soprattutto nella versione poetica esistenzialista, aspra e prevalentemente grafica, datane dalla scuola "del Portonaccio", dalla penna di Lorenzo Vespignani e dal pittoricismo espressivo e forte di Marcello Muccini, conosciuti durante il loro soggiorno santarcangiolese nellinverno tra il 1946 e il 1947: a questo stesso periodo, di intenso rinnovamento artistico, risale una partecipazione di Moroni alla Quadriennale di Roma. Proprio a partire dagli anni immediatamente successivi, lartista conferma la sua preferenza per lespressione diretta e graffiante del disegno a china, passione che si conferma anche quando lartista lo assocerà allacquerello o agli smalti. Al 1946, risale linizio dellesperienza didattica di Moroni presso la scuola del Bornaccino, una piccola località della campagna nei dintorni di Santarcangelo. Il pittore fu tra i primi, in Italia, a sostenere e a far praticare la libertà espressiva del disegno infantile come mezzo educativo privilegiato; daltro canto, fino al 1968, quando si ritirerà dallinsegnamento, lo sviluppo della sua arte fu intensamente legato a tale esperienza, tanto che il pittore volle spesso esporre le proprie opere assieme a quelle dei suoi allievi. Nellinverno tra il 1953 e il 1954, grazie alla fama raggiunta con i disegni della scuola del Bornaccino, Moroni, con una borsa di studio Fullbright del governo italiano, si reca negli Stati Uniti per specializzarsi in arte pittorica infantile; risiede prima a Washington e quindi presso la Columbia University di New York. Qui entra in contatto con pedagogisti ed esperti di educazione artistica infantile, tra i quali Viktor Lowenfeld, e allestisce alcune mostre di lavori propri e dei suoi allievi. È lo stesso Lowenfeld, nel 1956, ad offrirgli la possibilità di insegnare presso la Pennsylvania State University, mentre nel 1962, anno in cui la Columbia University pubblica un suo libro illustrato con i disegni dei suoi allievi, una proposta analoga gli venne fatta dallIstituto dArte del Winsconsin: in entrambi i casi, Moroni declina lofferta, preferendo continuare la sua attività didattica presso la scuola del Bornaccino. Nonostante la diffidenza, dovuta a un sistema educativo ancora saldamente ancorato a modelli prebellici, e soprattutto grazie ad alcune aperture promosse da pedagogisti davanguardia e in un momento in cui larte infantile comincia ad attrarre linteresse di un pubblico più vasto, Moroni ottiene riconoscimenti anche in Italia. Con i disegni dei suoi scolari di campagna, partecipa a mostre di arte infantile negli Stati Uniti, in Giappone, in Europa e in Italia, a concorsi FILA e ERP, e a Parigi, a una Mostra Internazionale di Milano nel 1948; nel 1958 si classifica primo in un concorso bandito dal Ministero della Pubblica istruzione tra esperti di attività creative infantili. Lattività didattica della scuola del Bornaccino, che inizialmente si svolgeva una vecchia casa di campagna riadattata, fu trasferita, nel 1961, in una nuova pionieristica costruzione progettata dallarchitetto bolognese Gian Luigi Giordani; poco dopo, lesperienza maturata presso la scuola confluì in un volume, Arte per nulla, (Bologna, Calderini, 1964; riedito col titolo Arte per gioco) illustrato con disegni dei bambini e introdotto da scritti di Leonardo Sinisgalli e Lionello Fiumi. Il libro vinse il Premio Arezzo nel 1967, e attrasse anche linteresse di Salvatore Quasimodo, membro della giuria, i rapporti con il quale (documentati da due lettere allartista) si interruppero improvvisamente per la morte del poeta. Alla scuola del Bornaccino fu dedicato anche un cortometraggio, ideato e diretto da Flavio Nicolini, che partecipò alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1969 ottenendo una segnalazione della giuria. Attento alla cultura materiale della sua terra e particolarmente attratto dai saperi artigianali, Moroni, sollecitato dallamico Tonino Guerra ("Vorrei anche che tu imparassi la ceramica [ ] al tuo ritorno ci metteremo assieme a comprare un forno e a fare lavorare i bambini", gli scriveva Guerra nellinverno 1953-54), il pittore si dedicò occasionalmente anche alla realizzazione di piccole opere in terracotta (piatti policromi, statuette); e agli inizi degli anni sessanta (1962), risale la sua collaborazione con la bottega di stampa su tela di Alfonso Marchi, che realizzò alcuni patterns decorativi da disegni dellartista e dei suoi allievi. Nel dopoguerra Moroni fu presente alla maggior parte delle mostre di impegno sociale della regione; nel 1949, allestisce una prima personale al Circolo della Caccia di Bologna. A questo periodo risale lincontro con Giorgio Morandi, che il pittore conosce tramite gli amici Tito Balestra e Tonino Guerra, e con il quale mantiene in rapporti epistolari fino alla scomparsa del pittore bolognese. Lesperienza statunitense, per quanto vissuta anche con difficoltà economiche e con un certo fastidio nei confronti della cultura di quel paese, era stata un momento importante per la maturazione della pittura di Moroni, poiché gli permise di confermare, con una visione e una conoscenza dirette, linteresse per alcuni temi già emersi durante il periodo delloccupazione anglo-americana, quali le figure di neri e di suonatori di jazz. A partire dal 1950, grazie allinteressamento dellamico Sir Robert Banks (Bob) e al critico J. Wood Palmer, lartista si afferma anche sul mercato inglese: a Londra espone presso la Leicester Gallery (1955, 1957) e, negli anni successivi, presso la Piccadilly Gallery (1962, 1970). Terminata lattività di insegnamento nel 1968, Moroni si dedicò interamente alla pittura, riconfermando la vocazione per una visione lirica della dimessa realtà quotidiana. Nel corso della sua vita egli ha alternato le tecniche della china e acquerello, delle vernici e dellolio (che tuttavia dichiarava di non amare particolarmente), realizzando anche opere di grandi dimensioni e numerosi piccoli disegni, nei quali, ripropone infinitamente variati, i temi prediletti della sua pittura: oggetti semplici che animano il paesaggio quotidiano (scarpe, sedie, orologi), figure del popolo e personaggi dellimmaginario contemporaneo (il suonatore di jazz), spiagge e campi di grano, locomotive e rulli compressori nei quali il realismo è stemperato in una visione poetica di un mondo ormai vivo soprattutto nella memoria. Moroni muore a Santarcangelo di Romagna il 24 luglio 2000. |

| Tonino
Guerra Antonio (Tonino) Guerra, nato a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo 1920, inizia a comporre poesie in lingua romagnola durante la sua prigionia nel campo di concentramento di Troisdorf, in Germania, poesie confluite nel volume de I scarabócc, pubblicato nel 1946 con lintroduzione di Carlo Bo. Seguirono di lì a poco le raccolte dalla medesima intonazione dialettale, de La s-ciuptèda (1950) e di Lunario (1954). Lesordio del narratore è registrato nella collana einaudiana dei "Gettoni" diretta da Elio Vittorini, con La storia di Fortunato (52) e Dopo i leoni (56). Romanzi che inaugurano un "caso di bilinguismo rigorosamente determinato dal genere letterario: per Guerra infatti il dialetto santarcangiolese è la lingua "basica", senza storia né tradizione, della poesia, mentre litaliano si sperimenta sulla tastiera della zona narrativa. È linizio degli anni 50 e Guerra soggiorna assai frequentemente a Roma, dove finisce per stabilirsi a partire dal 53. Frequentando la casa del pittore Lorenzo Vespignani, divenuto suo amico, fa la conoscenza di Elio Petri, Giuseppe De Santis (con cui debutta come soggettista in Uomini e lupi nel 57), e Aglauco Casadio (con lui invece il debutto come sceneggiatore in Un ettaro di cielo nel 59). Alla fine degli anni 50 avviene lincontro decisivo con Michelangelo Antonioni: Guerra collaborerà alla realizzazione di tutti i suoi film, a partire da LAvventura (1960), eccezion fatta per Professione Reporter, fino ad Al di là delle nuvole (1995), passando per Deserto Rosso del 64, Blow up del 66, Zabriskie Point del 1969, e, più tardi, Il mistero di Oberwald (1980) e Identificazione di una donna (1981). A circa quindici anni dallesordio neorealista, Guerra inaugura una seconda fase narrativa nella quale si avverte unevoluzione che risente anche dellinfluenza di Antonioni per lintroduzione di nuovi temi e suggestioni più surreali, e un linguaggio più asciutto, scandito per quadri come un film: ne Lequilibrio (1967) e Luomo parallelo (1969), infatti, le scelte tematiche prediligono lalienazione, lincomunicabilità e langoscia delluomo moderno con una coscienza frammentata e divisa come i quadri del mondo contemporaneo pieno di contraddizioni. Laltro grande incontro di Guerra avviene nei primi anni settanta, con Federico Fellini, col quale scriverà Amarcord (1974), vincitore del premio Oscar, e la sceneggiatura di altre importanti produzioni come E la nave va e Ginger e Fred. Ma fino ad oggi, molti fra i più grandi registi sono ricorsi alla sua preziosa esperienza di sceneggiatore: De Sica, Monicelli, i fratelli Taviani, Rosi, Tarkovskij, Wenders, Angelopoulos (con il quale nel 1998 ha vinto la Palma doro al Festival del Cinema di Cannes per il film Leternità e un giorno) e molti altri. In coincidenza dellincontro con Fellini, Guerra ritorna alla scrittura dialettale e la pubblicazione de I Bu, nel 72, esce sotto la consacrazione di Gianfranco Contini. La città natale intanto gli dedica, lanno seguente, un il Seminario popolare, che aprirà in Italia un rinnovato dibattito e attenzione critica sulla poesia dialettale, non solo romagnola. E se il prosatore pubblicherà, con Luigi Malerba, Storie dellanno Mille (1977) e i racconti de I cento uccelli (1978) e Il polverone. Storie per una notte quieta (1978), il poeta con Il miele (1981), apre una nuova fase, nella quale, anche con la misura del poema, affronta più scopertamente lepica del ritorno, come ne La capanna (1985) e ne Il viaggio (1986), cui fanno seguito Il Libro delle chiese abbandonate (1988) e Lorto dEliseo (1989). Trasferitosi a Pennabilli nel Montefeltro, in questi anni ha trascorso lunghi periodi anche in Russia da cui ha attinto suggestioni e immagini per la sua poesia e per la sua arte, cui dedica da vari anni lavori a pastello e ceramiche. Risentono di queste intonazioni Il vecchio con un piede in oriente (1990), Cenere (1990), Lalbero dellacqua. Dedicato soprattutto a Ezra Pound (1992), A Pechino fa la neve (1992), Piove sul diluvio (1997), Il generale e Bonapart (1999), Dizionario Fantastico (2000), Cenere (2000), Lamento di una guardia di frontiera e altri lamenti (2000), Quartetto dautunno (2001). Intanto nel Montefeltro ha dato vita a numerose installazioni artistiche. Si tratta di insoliti giardini-museo e mostre permanenti che vanno sotto il nome de I Luoghi dellanima. Tra questi lOrto dei frutti dimenticati, il Rifugio delle Madonne abbandonate, la Strada delle meridiane, il Santuario dei pensieri, lAngelo coi baffi, il Giardino pietrificato. Sue numerose fontane in varie città romagnole. Racconta a noi oggi Guerra: "Ho avuto la fortuna di raccogliere le parole e i gesti di Federico Moroni per molto tempo, dato che un buco di pochi anni ci divideva (lui del 14 e io del 20), e i muri delle nostre case si toccavano e le reti dei due orti si guardavano. Non potrò mai dimenticare il suo stare in un angolo della stalla, alla vetrata della porta sul cortile, dove suo padre teneva il cavallo per la carrozza che andava e veniva dalla stazione ferroviaria, per i viaggiatori. Guardava i segni delle galline sul terreno molliccio attorno al fico, quella che lui pensava fosse una scrittura orientale. Stava minuti e minuti a godere il dondolio delle foglie e le cose che si girava tra le dita, magari per mostrarmi il dorso di una conchiglia, o la forma di un sasso adagiato nel palmo di una mano, o la punta di cattiveria di un chiodo antico o di una scheggia di legno. Cerano poi lunghi momenti per farmi godere la musica di una grondaia carica di pioggia. La sua presenza orientale nella mia vita ha creato il solco principale delle mie convinzioni. E vorrei tanto che fossero chiare per tutti le sue indicazioni che trasudano dai disegni e dai suoi quadri: una dimensione di mistero che affiora dai suoi ingranaggi, dalle sue figure, dai suoi treni che attraversano gli spazi assolati della nostra fantasia". |