
Da Fabrizio o della leggerezza |
Bei tempi
per linchiostro M. Moretti, Linchiostro |
| «Se la leggerezza è loperazione del
togliere peso al linguaggio senza sottrarne la pensosità
(e quindi non renderlo frivolo); se la rapidità "è
ricerca dunespressione necessaria, unica,
densa, concisa, memorabile" che punta alla massima
concentrazione del pensiero e dellinvenzione; se
lesattezza è il "disegno dellopera ben
definito e ben calcolato" e luso di un
linguaggio icastico e "il più preciso
possibile"; se la visibilità è riuscire a liberare
dagli strati di frantumi dimmagini che la ricoprono
una figura tra le tante e a darle rilievo; se la
molteplicità è una "rete di connessione tra i
fatti, tra le persone, tra le cose del mondo";
allora leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e
molteplicità, che Italo Calvino, nelle sue Lezioni
americane, ha additato come valori della letteratura da
conservare nel prossimo millennio, mi sembrano le stesse
qualità che animano il lavoro editoriale di Fabrizio
Mugnaini, che nella sua casa di Scandicci, nel novembre
del 1992 ha dato vita a una collana senza titolo, ma non
senza identità, di plaquettes quadrate costituite di due
fogli piegati a mano in quattro (contenenti un testo
verbale) e due carte centrali (contenenti
unincisione), racchiusi in una copertina di
cartoncino in tinta unita» Giuseppe Bellosi, da "Fabrizio o della leggerezza", premessa-invito alla mostra |
| Aria, acqua, carta e inchiostro Il visitatore che, proveniente dalla aperta luminosità di aria e acqua del Porto Canale di Cesenatico, si addentra nella "crepuscolare" penombra di Casa Moretti, è accolto da due silenziose presenze. Una è quella dei libri: non imponenti pareti di librerie, come a volte accade nelle case dei letterati; al contrario, qui sono isolate nicchie e scaffali, disposti discretamente in ogni locale, quasi a volere suggerire, più che a proclamare, che si tratta della casa di un poeta. La seconda presenza è quella delle stampe: dal corridoio del piano terra, poi su per le scale, ci accompagna la "parete dell'amicizia", un cammino di carta, inchiostro, dediche a lapis di persone amiche, a volte ravvivate dal balenare del colore di qualche acquarello. Dunque, particolarmente congeniale a Casa Moretti, alla sua più intima fisionomia e identità, è apparso il legame con gli amici che hanno dato vita ai libretti di "Luna e Gufo": Fabrizio Mugnaini come inventore ed "editore", e tutti i poeti ed artisti che hanno via via aderito a questa cerchia che, come ha acutamente notato Giuseppe Bellosi nella sua premessa-invito alla mostra, dalla voluta marginalità rispetto alle logiche dell'editoria di massa deriva non già una debolezza, ma al contrario tutta la sua forza e la sua novità. Del resto la linea di condotta di Casa Moretti, fin dall'inizio e soprattutto in questi ultimi anni, è stata proprio di evitare il più possibile la "musealizzazione" di stanze, oggetti, carte, memorie che traggono la loro identità e consistenza dall'essere state e dal volere continuare ad essere un luogo di incontro, nel quale potere parlare di letteratura da una posizione appartata, ma non per questo in modo meno aggiornato ed informato; non diversamente da come accadeva quando era vivo Marino. Anche la conoscenza con Fabrizio Mugnaini è avvenuta così: per il tramite di un "amico di Casa Moretti", vale a dire lo stesso Giuseppe Bellosi, Fabrizio ha conosciuto questo luogo di Cesenatico ed ha voluto farci avere l'intera raccolta dei suoi libretti, iscrivendoci così di diritto tra i suoi amici. Il passo successivo, naturale col senno di poi, è stato coinvolgere il "padrone di casa", pubblicando una sua poesia inedita insieme ad una incisione di Luigi Passerini. Questa, in estrema sintesi, la ragione di una mostra dal titolo fin troppo rivelatore. Bei tempi per l'inchiostro: non perché non ci sia altro con cui scrivere o dipingere; ma perché, diversamente da come era stato predetto da profeti frettolosi, la carta, con le altre strane macchie a cui gli uomini si ostinano ad attribuire significati e godimenti estetici, è ancora ben lungi dallo scomparire. Resta da dire delle ragioni di questo libro, che della mostra non è il catalogo, quanto piuttosto la testimonianza: non dell'occasione, del pretesto - le opere esposte - quanto invece della motivazione sopra riferita. Voci diverse di poeti ed artisti che si ritrovano intorno alla voce di un altro poeta, non per commentarla - non è un libro di critica - ma per discorrere insieme; tra un poeta nato "allora", che il Novecento lo ha attraversato da cima a fondo, scrivendo; e poeti per i quali il Novecento è invece l'origine. Ci è sembrata cosa giusta prestare loro un po' di carta e inchiostro. Davide Gnola |