L'ARCHIVIO E LA BIBLIOTECA

 

Il fondo originario morettiano
La biblioteca Minzolini
L'archivio Ravagli
L'archivio Vincieri

 

Autografo di M. Moretti IL FONDO MORETTIANO

L'archivio e la biblioteca di Marino Moretti hanno il privilegio di essere conservati laddove si sono andati costituendo, ovvero nella casa dello scrittore. Qui lui stesso ha ordinato i propri carteggi e i manoscritti, fin dagli anni Cinquanta. In quegli stessi anni Moretti pubblicò alcune sezioni scelte del suo epistolario: Deledda, Gozzano, Borgese, Pancrazi, De Luca, Ezra Pound.
La casa di Marino Moretti è divenuta proprietà del Comune di Cesenatico nel 1980, per dono della sorella del poeta, Ines. Nel 1978 Moretti aveva già lasciato alla città natale il ricco patrimonio di libri, carte e documenti in essa custodito.
La donazione era condizionata alla conservazione inalterata dell'edificio, per ciò che riguarda gli ambienti più propriamente morettiani (la biblioteca e lo studio) e finalizzata allo «scopo specifico ed esclusivo dello studio, l'istruzione, l'educazione e comunque della pubblica utilità» per «consentire a studiosi o visitatori di poter accedere alla libreria, agli autografi, all'archivio e ai cimeli lasciati da Marino Moretti». Restaurata fra il 1981 e il 1983, Casa Moretti fu inaugurata nel 1984, e aperta definitivamente al pubblico dal 1989.


I libri e i periodici

La consistenza del fondo è, per la parte libraria, di circa 6.000 volumi.
Nella libreria «casalinga» di Moretti, come egli l'ha definita, tra le opere di letteratura italiana dei primi del secolo possiamo trovare libri di D'Annunzio, Fogazzaro, De Amicis, Ada Negri, Beltramelli, Neera, Oriani, Pirandello, Nievo, Verga, Serao.
Una sezione di circa 300 volumi comprende opere di letteratura francese, tra cui quelli dei crepuscolari fiamminghi che ispirarono il primo Moretti: Rodenbach, Maeterlinck, Anatole France, De Gouncourt, Hornaert, Laforgue, Jammes, Samain. La letteratura europea è poi rappresentata anche da Rabelais, Balzac, Hugo, Tolstoj, Dostoevskij, Mann, Galsworthy, Hermann Hesse e Andrè Gide, in traduzione.
Le guide turistiche dei primi decenni del secolo (tra cui spiccano i famosi «Baedecker»), testimoniano l'amore per i viaggi che portò Moretti, dal 1925 in poi, in giro per l'Europa e poi regolarmente a Parigi.
Tra gli italiani sono ovviamente rappresentati, in bellissime prime edizioni, i crepuscolari: Gozzano, Govoni, Palazzeschi, Corazzini, Martini, Valeri, Angiolo Silvio Novaro, Gianelli, Saba. Sono numerosi anche i volumi degli amici Cicognani, Brocchi, Ojetti, Papini, Borgese, Panzini, Deledda.
Vi sono poi circa 600 opuscoli ed estratti, e circa 2.000 numeri di periodici (quotidiani e riviste).
Fra i molti titoli, peraltro mai in collezione completa, «Il Corriere della Sera», «Il Resto del Carlino», «La Fiera Letteraria», «La Nuova Antologia», «L'Osservatore Politico e Letterario», «Pegaso», «Il Ponte», e la preziosissima rivista d'arte diretta da Basilio Cascella «La Grande Illustrazione» di Pescara del 1914, donata a Moretti dall'amico Michele Cascella.
L'interesse e la ricchezza di tale archivio dimostrano che Moretti fu un ottimo archivista di se stesso: i numeri conservati a Casa Moretti infatti contengono nella pressoché totalità scritti dell'autore o articoli a lui dedicati.


I ritagli di stampa

Si può elencare di seguito l'archivio costituito dai circa 3.500 ritagli di periodici in maggior parte con interventi di o su Moretti. Questi sono stati rinvenuti anche frammisti alle carte epistolari, o in mezzo ai libri, o sono giunti a Moretti attraverso «L'Eco della Stampa» cui l'autore risulta abbonato dal 1910. Tra i ritagli a firma di Moretti si trovano prime apparizioni di novelle, romanzi a puntate, elzeviri, prose di memoria, risultato della vasta serie di collaborazioni a «Il Corriere della Sera», «Il Resto del Carlino», «Il Secolo XX», «La Lettura», che coprono un arco amplissimo di attività dal 1910 al 1975. C'è poi un gruppo di ritagli con articoli di critica, recensioni, e segnalazioni pubblicitarie di sue opere, e pure brevi cenni a lui dedicati in articoli riguardanti altri autori.
Si tratta di un tipo di documentazione particolarmente utile per ricostruire la bibliografia di Moretti, operazione ancora tutta in cerca d'autore, per la vastità e complessità delle fonti.


L'epistolario

Nell'archivio di Moretti, il settore più cospicuo è quello dell'epistolario. Qui si conservano le oltre 14.000 lettere spedite a Moretti, e le circa 2.000 responsive dello scrittore, acquisite in questi anni in originale o in fotocopia. Il carteggio morettiano è un imponente archivio nell'archivio che raccoglie in 60 faldoni i 1.374 fascicoli intestati ai corrispondenti dello scrittore, tra cui sono numerosi i protagonisti della storia culturale letteraria e artistica del Novecento, non solo italiano, ma anche europeo e soprattutto francese. Acanto ai nomi degli amici Aldo Palazzeschi, Giovanni Papini, Filippo De Pisis, Ada Negri, Fausto Maria Martini, Alfredo Panzini, Grazia Deledda, Giuseppe Antonio Borgese, Ugo Ojetti, Antonio Baldini, Sergio Corazzini, Manara Valgimigli, Sabatino Lopez, si possono trovare infatti lettere di Romain Rolland, Maurice Muret, Marcel Brion e Juliette Bertrand. L'arco cronologico corrisponde alla lunga attività di Moretti, oltre un settantennio dal 1905 al 1979.
Difficile dar conto della complessità del fondo epistolare di Moretti: si può dire, tra l'altro, che i «compagni d'arte» presenti a Cesenatico non esauriscono la lista dei corrispondenti dello scrittore romagnolo. Il nucleo dei crepuscolari (Corazzini, Govoni e Gozzano), ad esempio, riguarda un limitato arco temporale, come del resto risulta esigua, anche se molto importante, la sezione legata all'esperienza morettiana della «Grande Illustrazione» di Pescara del 1914.
Neppure il gruppo degli artisti De Pisis e Cascella, o meglio degli illustratori delle opere di Moretti come Adolfo De Carolis, Mario Vellani Marchi e Carlo Felice Zanelli, ai quali si aggiungono alcuni musicisti, possono completare il vastissimo elenco dei personaggi con cui fu in relazione lo scrittore. Se da un lato infatti è notevole la presenza di giornalisti per lo più legati alle redazioni di quotidiani e riviste con le quali collaborò lo stesso Moretti, da «Il Corriere della Sera» a «Il Resto del Carlino», da «Il Giornale d'Italia» alla «Nuova Antologia», dall'altro canto larga parte ha la trama delle corrispondenze editoriali che testimonia il mutato rapporto che allaccia, nel quadro novecentesco l'officina dello scrittore all'officina dell'editore. I nomi sono quelli che si ritrovano sui volumi di Moretti: Treves, Mondadori, Ricciardi e ancora Tumminelli e Vallecchi.
Tale vastità e interesse di materiali hanno alimentato studi e ricerche, che rendono l'archivio di Cesenatico un laboratorio in continua attività: è stato di recente pubblicato il carteggio tra Moretti e Antonio Baldini, a cura di Enzo Colombo, per le Edizioni di Storia e Letteratura, mentre sono attualmente in corso di pubblicazione i carteggi con Aldo Palazzeschi e Manara Valgimigli, ricerche di storia dell'editoria e numerose tesi di laurea.
Casa Moretti è in costante contatto con altri archivi di scrittori novecenteschi, pubblici e privati, e con le università, tale rapporto ha facilitato la ricerca e l'acquisizione delle carte morettiane, permettendo di incrementare e ricomporre alcune sezioni importanti dell'epistolario. Negli ultimi anni sono infatti pervenuti a Casa Moretti, attraverso scambio, gli originali delle responsive dello scrittore romagnolo a Gianfranco Contini e a Liliana Scalero, e le fotoriproduzioni di quelle a Luciano Anceschi, Cesare Angelini, Antonio Baldini, Antonio Beltramelli, Lanfranco Caretti, Francesco Chiesa, Filippo De Pisis, Umberto Fracchia, Gianandrea Gavazzeni, Alfredo Grilli, Sabatino Lopez, Neera, Robert Van Nuffel, Alfredo Panzini, Giuseppe Prezzolini, Michele Saponaro, Aldo Spallicci, Giovanni Titta Rosa, Manara Valgimigli e Giuseppe Zoppi, per citarne alcuni. L'ultima importantissima acquisizione di questo tipo, che si segnala per consistenza e importanza dei materiali, riguarda le circa mille lettere in originale di Moretti alla francese Juliette Bertrand, sua amica e traduttrice sin dai primi anni Venti, a Parigi.


I manoscritti

Le carte autografe comprendono naturalmente anche i manoscritti delle opere, con 25 stesure di romanzi dove ci sono tre redazioni de L'Andreana e quattro de Il Pudore, 1680 carte con testi poetici (alcuni inediti), più di 1000 con novelle e racconti, prose di memoria, appunti, note.


Completano il patrimonio 320 fotografie, 118 dischi, e la preziosa raccolta delle 150 stampe, tutte dedicate e autografate dagli amici, che vanno a comporre quella che lo stesso Moretti chiamò la "galleria dell'amicizia".

LA BIBLIOTECA MINZOLINI

Casa Moretti si è di recente arricchita dei circa 5.000 volumi (compresi fascicoli di riviste) che costituivano la biblioteca privata del professore bolognese Virginio Minzolini (1887-1964), donati a Casa Moretti dalla figlia Bruna Santucci Minzolini, che ha inteso così assicurare la pubblica fruizione della raccolta.
Virginio Minzolini nacque ad Arcinazzo (Roma) il 19 febbraio 1887, da famiglia originaria di Lugo di Romagna. Conseguì la laurea in Lettere presso l'Università di Roma nel 1913 con una tesi su Corneille discussa con Cesare De Lollis, e dedicò poi tutta la sua vita all'insegnamento nelle scuole superiori di varie città italiane, concludendo la sua carriera nel 1956 presso il Liceo Classico «Galvani» di Bologna. Morì a Bologna il 30 novembre 1964.
La raccolta Minzolini costituisce un utile complemento al fondo librario morettiano: il professore bolognese, contemporaneo di Moretti, attento e aggiornato lettore, formò infatti una biblioteca che raccoglie le principali opere e studi di letteratura italiana nel periodo che va dalla metà del secolo scorso al 1960 circa e che comprende critica letteraria, saggistica, narrativa, poesia, teatro, repertori bibliografici, con una particolare attenzione al filone del romanzo storico da Manzoni ai suoi epigoni, e della «scapigliatura». Non mancano interessanti nuclei di narrativa in lingua francese, collane e serie di riviste pressoché complete («Solaria», «La Ronda», «La Fiera Letteraria», ecc.); alcuni preziosi ritagli inoltre restituiscono la testimonianza diretta del clima e degli avvenimenti letterari contemporanei.
Si tratta di una biblioteca che rivela una organicità e una completezza che spesso non si ritrova in eguale misura nell'originale fondo morettiano, che resta una «raccolta d'artista», soggetta dunque alle inevitabili passioni, umori, ed accrescimenti più o meno dovuti ad esempio agli invii di libri allo scrittore.
La donazione, che nelle intenzioni della donatrice intende rendere «accessibile a tutti coloro che si interessano delle vicende culturali del nostro secolo e dell'Ottocento» una biblioteca raccolta con tanta intelligenza e passione dal padre, e che viene suggerita anche dal particolare legame con la città di Cesenatico (la figlia Simonetta è stata la prima conservatrice di Casa Moretti), costituisce anche un riconoscimento all'attività di ricerca e di studio che l'istituto di Cesenatico porta avanti da anni nel campo degli archivi di letteratura contemporanea e degli studi otto-novecenteschi.
La raccolta è già dotata di uno schedario manoscritto, redatto perlopiù dallo stesso Minzolini; tuttavia i libri verranno presto catalogati secondo le norme di descrizione bibliografica, anche al fine di assicurare la diffusione del catalogo, in forma cartacea ed elettronica, presso altre biblioteche ed archivi letterari.

L'ARCHIVIO RAVAGLI

In ricordo di Angelo Ravagli, prematuramente scomparso nello scorso mese di luglio, è stato donato a Casa Moretti l'archivio del padre, Federico Ravagli (Bagnacavallo 1889 - Bologna 1968), professore, giornalista e scrittore che, da varie sedi e fra eclettici interessi, aveva mantenuto sempre vitale il proprio legame con la cultura romagnola.
Fino dagli anni universitari Federico Ravagli manifesta una vivace la passione per il giornalismo. È un instancabile promotore, direttore, divulgatore di «fogli» e numeri unici: non soltanto i giornali goliardici illustrati dalle firme di Dino Campana, Olindo Guerrini e Alfredo Testoni poi ricordati nel volume Dino Campana e i goliardi del suo tempo (al quale rimane oggi legata la sua memoria), ma anche innumerevoli numeri speciali pubblicati in Romagna (Bertinoro, Rimini, Bellaria), in occasione di avvenimenti cittadini o delle villeggiature estive. Nel 1909, fra l'altro, egli risulta collaboratore regolare di «La cinematografia italiana ed estera - rivista internazionale dell'arte, dell'industria ed affini», periodico per addetti ai lavori che contiene anche una rubrica di cronache cinematografiche dalle varie città d'Italia: informazioni sui programmi, valutazione delle pellicole e della qualità delle sale, pettegolezzi da avanspettacolo. Più tardi, dovunque lo portino i primi incarichi di insegnamento, collaborerà alla stampa locale.
Oltre che gusti da letterato ha perseveranza e intuito da antiquario nel raccogliere testimonianze significative o semplicemente curiose. Durante gli anni universitari, estremamente stimolanti per la ricchezza di fermenti culturali e politici e sempre ricordati con nostalgia, aveva conosciuto «La Voce», «Lacerba», i futuristi. Di questi ultimi comprende ancor meglio l'importanza nel primo dopoguerra, quando riesce a procurarsi da Parigi i manifesti, e a mettere insieme una piccola collezione di documenti di cui si servirà poi per un gruppo di articoli che costituisce uno dei tanti nuclei tematici in cui è suddiviso il suo archivio.
Rimasta inutilizzata una prima laurea in giurisprudenza, dopo la seconda in lettere, Ravagli si dedica all'insegnamento. Dal 1924 al 1932 è in ruolo presso il liceo italiano di Tripoli: un incarico «leggero», di sei ore settimanali, che gli lascia tempo per seguire le spedizioni dell'esercito, raccogliere fotografie e francobolli, inviare corrispondenze al «Resto del Carlino», compiere ricerche sullo sfruttamento del territorio e sugli usi e costumi degli abitanti, fondare «La famiglia romagnola in Africa», pubblicare alcuni volumi (Il parlamento italiano alla fine del 1865, Tripoli, 1927; Sui margini della Gefara, Tripoli, 1927; Tripolitania nostra, Tripoli, 1929; Sulle soglie del continente nero, Maggi, 1931).
Nel 1933 si sposa e si stabilisce definitivamente a Bologna. Al lavoro d'insegnante affianca ora un'intensa attività di conferenziere e giornalista, collaborando, fra l'altro, al «Resto del Carlino», al «Il Giornale dell'Emilia» e a «Il Tirreno». Nel 1941, elaborando materiali raccolti negli anni giovanili, integrati da ulteriori ricerche, pubblica presso Marzocco Dino Campana e i goliardi del suo tempo (mentre uscirà postumo nel 1971, con presentazione della figlia Anna, il Fascicolo Marradese inedito dello stesso Campana).
Dal secondo dopoguerra all'anno della morte le principali occupazioni di Federico Ravagli sono la scuola, che lascia nel 1958 dopo 40 anni di servizio, la famiglia, che si completa nel 1949 con l'ultimo dei quattro figli (risalgono all'occasione i versi scherzosi Beata, longeva paternità), e la cultura romagnola, curando tra l'altro «I quaderni della famiglia romagnola» e coltivando la corrispondenza con scrittori e studiosi che sono anche amici: Vittorio Lugli, Federico Comandini, Francesco Serantini, Aldo Spallicci, Luigi Orsini, Alfredo Grilli, Nettore Neri, Guido Guerrini, Pietro Zama, per non citare che i più assidui.
Disseminati fra le sue carte si trovano anche versi a carattere personale, spesso allo stato di abbozzi: un abitudine di vita che lo accomuna a tanti amici della sua terra e della sua generazione. Benché viva praticamente in mezzo ai poeti dialettali scrive generalmente in italiano; solo negli ultimi anni ritorna alla lingua nativa:

Mo da quand, a stant'enn, andè in pensiòn
e un um n'importa piò d'sculer e d'scôl,
me a cred che propi sol par reaziòn
se scriv in rema, a scriv in rumagnòl.

 

L’ARCHIVIO DI MICHELE VINCIERI

Michele Vincieri nacque ad Argenta, in provincia di Ferrara, nel 1913. Ricevette la sua prima formazione scolastica all’Istituto dei Padri Cavanis di Venezia; si trasferì poi a Padova, dove frequentò i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia, ed ebbe come maestri studiosi del calibro di Aldo Ferrabino, Concetto Marchesi, Manara Valgimigli, che lo seguirono e lo incoraggiarono costantemente nel corso della sua vita.

Ravennate d’adozione, ebbe con la città romagnola e con la sua gente un legame fortissimo. A Ravenna fu per quarant’anni uomo di scuola, prima come insegnante poi come preside dell’Istituto Tecnico "Ginanni". Fu lui a proporre di chiamare, alla direzione della Biblioteca Classense, Manara Valgimigli.

La sua bibliografia di prosatore è assai ampia: dagli studi giovanili sul Cantico dei Cantici, sul Papiro di Chester Beatty e sulle Troadi di Euripide apparsi nel 1927, per oltre mezzo secolo la sua attività spaziò in vari campi. Per il teatro si impegnò sia come saggista, con le opere Il teatro pirandelliano, 1939; Il teatro dannunziano, 1940; Il teatro italiano contemporaneo, 1941; che con i drammi Un sogno è sempre bello, 1946 e Re Giovanni, 1955. Come narratore Vincieri lasciò numerosi romanzi: L’imbecillità meravigliosa, 1949; Via della misericordia, 1954; Questo tremendo amore, 1956; Il gioco, 1959; Un treno carico di uomini, 1961; I manichini, 1971; Il gigante, 1975, fino all’ultimo Giulia Veleschi, pubblicato poco prima della sua morte. Si cimentò anche nella difficile impresa dei romanzi per ragazzi, con Le confessioni dell’Orso Gregorio, 1963; Il magnifico Ortensio, 1966; Animali meravigliosi, 1966; Una strana compagnia, 1967.

Ma Vincieri fu soprattutto poeta; pubblicò infatti le raccolte Itinerario di un uomo verso l’immenso, 1943; Bianchi corsieri, 1951; Sotto lo zodiaco, 1953; Il pianeta di fuoco, 1957; Recita straordinaria, 1963; Spina, 1966; Canzone a Majakovskij, 1969; Oltre la terra non c’è nome, 1977; Niente può essere diverso, 1983. Si impegnò inoltre in prima persona come promotore e componente della giuria di varie iniziative culturali e premi di poesia, come il Premio Cervia e il Premio Savignano.

Come membro del consiglio della Biblioteca Classense, dell’Opera di Dante, e dell’Ente Casa Oriani organizzò numerosi eventi culturali anche di largo respiro: si pensi per esempio al ciclo di Letture Dantesche.

Va ricordato inoltre il suo lungo impegno politico; repubblicano e mazziniano, fece parte del consiglio comunale ininterrottamente dal 1946 al 1968; fu amico di personalità quali Giovanni Spadolini e Aldo Spallicci.

L’intensa attività civile e artistica di Michele Vincieri emerge pienamente dalle sue carte personali, di cui oggi possiamo disporre grazie alla donazione fatta dal figlio del poeta, Paolo, a Casa Moretti.

Si tratta di documenti particolarmente preziosi, che testimoniano l’iter umano e artistico del poeta e i suoi intensi rapporti con i maggiori esponenti del mondo della cultura letteraria e politica del suo tempo, con molti dei quali egli ebbe relazioni di sincera amicizia.

Tra essi si segnalano in particolare Manara Valgimigli, Giovanni Titta Rosa, Aldo Ferrabino e la moglie Paola Zancan, Giorgio Bàrberi Squarotti, Bruno Maier, Giuseppe Billanovich, Giuseppe Dessì, Walter Binni, Vittore Branca, Vincenzo Cappelletti, Iginio De Luca, Guido di Pino, Luisa Fiocco, Luigi Fiorentino, Renzo Frattarolo, Giovanni Getto, Massimo Grillandi, Antonio Maddalena, Carlo Martini, Ettore Mazzali, Luciano Nicastro, Bortolo Pento, Giorgio Petrocchi, Antonio Piromalli, Lina Sacchetti, Aleardo Sacchetto, Alberico Sala, Giovanni Spadolini, Giacinto Spagnoletti, Aldo Spallicci, Bonaventura Tecchi, Luigi Testaferrata, Ferruccio Ulivi, Aldo Vallone.

La raccolta documentaria del poeta si presentava già parzialmente suddivisa in gruppi omogenei di materiale, organizzati probabilmente dallo stesso Vincieri negli ultimi anni della sua vita. Il carteggio era infatti riunito in mazzi, in parte per mittenti, in parte per anni, in parte per temi; tale divisione è stata rispettata in fase di riordino e inventariazione, mantenendo il carteggio riunito per mittenti solo quando così era stato trovato. Vi è poi il gruppo relativo alla produzione letteraria, dove erano raccolte in fascicoli le bozze, gli appunti e il vario materiale di lavoro relativi alle opere di Vincieri. Essi sono state raggruppati e ordinati secondo la data di edizione dell’opera, o della data di stesura in caso di lavori inediti. Infine abbiamo una busta di ritagli di giornale in cui è menzionato lo stesso Vincieri, da lui raccolti tramite l’abbonamento ad un servizio di rassegna stampa.

L’archivio si compone di trentacinque buste, comprendenti ognuna più fascicoli. Inoltre il Fondo Vincieri comprende anche un nucleo librario (tutte le opere dell’autore, le antologie in cui parti di esse furono inserite, e i volumi ricevuti in dono dal poeta, quasi tutti con dedica autografa).

Presso Casa Moretti è disponibile un inventario analitico che descrive i singoli fascicoli e fornisce indicazioni circa gli estremi cronologici, il contenuto dettagliato (compreso l’elenco dei mittenti le lettere comprese in esso), la consistenza, le tipologie documentarie.

 


Torna alla Home Page di Casa Moretti